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Accademia Lunigianese di Scienze
" Giovanni Capellini"
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ACCADEMIA CAPELLINI - 5 FEBBRAIO 2016
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
HO SPARATO A GARIBALDI
DI ARRIGO PETACCO E MARCO FERRARI
"Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda il battaglion": la canzoncina è nota, non altrettanto noto è colui che ferì l’Eroe dei Due Mondi: si chiamava Luigi Ferrari, era nativo di Castelnuovo Magra e fu l’unico eroe del Risorgimento a non poter andare fiero dell’unità italiana. A narrarci questa incredibile storia ci hanno pensato due autori spezzini, Arrigo Petacco e Marco Ferrari nel libro “Ho sparato a Garibaldi”: tutto ha preso le mosse dalla stessa fotografia presente nelle case dei due scrittori, quella appunto che ritrae Luigi Ferrari con il suo bel petto medagliato.
Cosi Petacco e Ferrari hanno messo insieme le forze ed hanno cominciato a setacciare gli archivi, da quello vescovile di Sarzana a quello comunale di Castelnuovo, sino a Torino e Roma per ricostruire la vita del loro comune antenato. Se per Garibaldi l’Aspromonte è sinonimo di gloria, per Ferrari ha rappresentato la più grande umiliazione della vita. Un’onta che il luogotenente dei bersaglieri si trascinò fino al suo paese natale, Castelnuovo Magra, dove era tornato, ferito a sua volta e con un piede di legno, in veste di sindaco con il segno indelebile della sua poco onorevole impresa, tanto che, una volta scoperto, fu costretto ad allontanarsi.
Giovane volontario nell’esercito sabaudo, Ferrari è un tipo sveglio, agile, volitivo. Ottiene incarichi importanti, partecipa alla battaglia di Goito, viene inviato in missione segreta nel ducato di Modena a fomentare le rivolte popolari nella vicina Carrara, diventa sergente dei bersaglieri e partecipa all’assedio di Gaeta che segna la fine del Regno delle Due Sicilie e l’inizio dell’Italia unita. Per poi concludere la sua carriera militare sull’Aspromonte, dove ferisce Garibaldi a un piede e viene a sua volta colpito da un garibaldino. Ferrari ottiene la medaglia d’oro. Ma la motivazione rappresenterà il suo cruccio e la sua rovina. Lui, che aveva mirato al piede anziché al cuore, seguendo gli ordini ma evitando l’irreparabile: «Mi avete colpito volontariamente in basso?» gli aveva chiesto l’Eroe dei Due Mondi a Scilla. «Fin da ragazzo sono stato abituato a tirare di caccia. Ho preso un merlo a trenta metri quando avevo dodici anni» gli aveva risposto Ferrari.
Respinto anche a Castelnuovo, Luigi Ferrari troverà la forza del riscatto e tornerà come sindaco una seconda volta. Morirà con la fascia tricolore alle quindici e cinquanta minuti di martedì 22 ottobre 1895 nella casa paterna. Arrigo Petacco e Marco Ferrari, entrambi discendenti di Luigi Ferrari, ci svelano la sua vita sconsolata e maledetta, segnata dall’amore mai vissuto per la bella Martina e da quell’episodio dell’Aspromonte, sino alla redenzione finale, restituendoci il ritratto di un’epoca, di un piccolo borgo di confine, di una comunità e di una famiglia che ha sempre difeso quel povero soldato che non aveva fatto altro che obbedire agli ordini.

ACCADEMIA LUNIGIANESE DI SCIENZE "GIOVANNI CAPELLINI" ONLUS C.F. 91013690119 VIA XX SETTEMBRE 148 19121 LA SPEZIA
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