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Accademia Lunigianese di Scienze
" Giovanni Capellini"
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Un “ragazzo” di oltre novant’anni – novantaquattro, per la precisione – ha incantato ancora una volta la sua città. Renzo Fregoso ha raccontato se stesso, e con se stesso ha raccontato tante altre cose, dando vita, nella musicalità del dialetto spezzino, a quell’incontro con la città che, in occasione della festa patronale di San Giuseppe, si ripete ormai puntualmente ogni anno da ben sette lustri.
Se è vero, come ha detto nella sua introduzione il presidente dell’Accademia “Capellini” Giuseppe Benelli, che “una città, per essere davvero tale, ha bisogno di un suo poeta”, Spezia quel poeta ce l’ha, e la vera e propria “standing ovation” che ha salutato Fregoso al termine della sua “circonlocuzione”, in una sala che era gremita sin da mezz’ora prima dell’inizio, ne ha data conferma.
E forse non è un caso che il suo straordinario dialetto – straordinario sia nella forma musicale sia nel contenuto ironico e insieme sapiente – leghi insieme come pochi altri sanno fare le due “anime” della città: quella della grande tradizione religiosa (la festa patronale, appunto, che all’inizio di ogni primavera accomuna ancora oggi gli spezzini come tanti secoli fa) e quella cosiddetta “laica” (l’accademia scientifica che forse più di ogni altra istituzione le fa onore).
Fregoso davvero non si sottrae alla magia di questo “incontro”: come quando ha parlato commosso di uno dei primi ricordi della sua vita, la processione mariana di un mese di maggio del lontano 1926, con una mano in quella della mamma e l’altra che teneva la candela fasciata di carta, nelle strade attorno alla chiesa della Scorza. Se, come diceva La Pira, “anche le città hanno un’anima”, l’anima di Spezia sta lì, in quei ricordi, che non sono solo ricordi, ma anche un modo bello e sereno di guardare al futuro. nonostante le incertezze dei tempi. Grazie, Renzo...
Sabato 26 marzo 2016
EGIDIO BANTI
Un’interminabile standing ovation ha concluso la circonlocuzione che Renzo Fregoso dal 1982 regala ininterrottamente alla città in occasione della. festività patronale. Il gremitissimo salone Sforza dell’Accademia lunigianese di scienze “Giovanni Capellini” ha accolto sabato scorso la performance sulla spezzinità del 94enne poeta, intitolata “Na rèsa ‘nte na sèsa”. “Solo i poeti esprimono parole che rimangono nel tempo”, ha affermato Giuseppe Benelli, presidente dell’Accademia, e Fregoso, attingendo in gran parte al dialetto spezzino, ha coinvolto nel suo amabile racconto l’intera platea nel corale senso di appartenenza alla città.
Il dialetto rappresenta una componente fondamentale del suo ricco bagaglio culturale ed è riconosciuta la sua abilità nel riuscire a trasferire alle parole significati immediati ed ancora più ampi, ricostruendo momenti del proprio vissuto attraverso persone e fatti mai dimenticati.
Con la modulazione bassa della voce, vera e propria cantilena congeniale per far emergere la musicalità della parlata locale, Fregoso ha proposto uno speciale viaggio autobiografico nel passato e nel presente, sostando su vari temi non separandoli dall’attualità. L’ironia, su cui fa leva ogni passaggio della narrazione del poeta spezzino, è stata come sempre il valore aggiunto del suo monologo, giocato con imbattibile arguzia sulle assonanze di particolari parole. Non casualmente, infatti, ha colto nel termine “entropia” l’occasione per citare dal poema dantesco sia Pia de’ Tolomei che Farinata degli Uberti, per poi approdare all’amata “farinata”, specialità della tradizione alimentare spezzina.
Con altri simpatici e commoventi richiami in “Na rèsa ‘nte na sèsa” hanno trovato posto riflessioni sull’esistenza, sul dialogo religioso, ricordi dell’infanzia e, simpaticamente, anche papa Francesco, che “dice buona sera quando è sera”, ma soprattutto ama i “disperati che trovano l’abbraccio di un filo spinato”. Al termine, tutti in piedi ad applaudire Fregoso.
Venerdì 25 marzo 2016 alle 12:27:00
VALERIO P.CREMOLINI
ACCADEMIA LUNIGIANESE DI SCIENZE "GIOVANNI CAPELLINI" ONLUS C.F. 91013690119 VIA XX SETTEMBRE 148 19121 LA SPEZIA
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